Quandononsivuoleaprirelaporta continua a seguire il caso Liu Xiaobo. Si erano perse le notizie della moglie del Premio Nobel per la Pace 2010 nel giorno in cui la donna si sarebbe dovuta recare a trovare il marito in carcere. Il mistero è stato svelato: la donna è stata allontanata da Pechino ed è stata posta agli arresti domiciliari. Il suo cellulare era stato rotto per impedirle le comunicazioni con il mondo esterno. E' riuscita a vedere il marito, incarcerato nella provincia nord orientale di Liaoning, ed ha riferito che gli si sta servendo del cibo appositamente preparato anzicchè la porzione riservata agli altri detenuti. Che sia perchè si teme che i riflettori scendano sul viso di Liu mostrandolo in stato di privazione?
Maja Kocjancic, portavoce dell'Alto Rappresentante per la Politica Estera e la Sicurezza Comune-Catherine Ashton, dichiara che la Commissione Europea sta seguendo da vicino la situazione di Liu e della moglie.
L'Ambasciata Norvegese a Pechino ha confermato l'annullamento da parte del governo cinese della visita del Ministro Norvegese, Lisbeth Berg-Hansen. Il braccio di ferro si stringe attorno alle decisioni del Comitato del Premio e non solo: "il riconoscimento a Liu Xiaobo non ci fara' cambiare politica." Così il portavoce del ministero cinese degli Esteri, Ma Zhaoxu, ha ribadito il concetto diffuso tra i capi di governo cinesi che l'ostilità dei Paesi come la Norvegia non potrà intaccare le decisioni interne ma solo peggiorare i rapporti internazionali.
Intanto, Liu Xiaobo chiede attraverso il suo legale che la moglie possa andare al posto suo a ritirare il Premio ad Oslo. La donna si è dichiarata "tanto entusiasta" ed ha ringraziato tutti.
Che la sua felicità sia solo un'illusione, è legittimo pensarlo: il governo di Pechino non si piegherà di fronte alle richieste avanzate da più parti del mondo in favore di Liu perchè teme troppo che un segno di speranza si trasformi in un segno di possibile rivoluzione dello stato delle cose.
I rapporti con l'occidente come si assesteranno superato il momento di crisi diplomatica tra la Norvegia e la Cina? A Pechino giocano a fingere una giustizia irreprensibile ed infallibile, indignata dalle insinuazioni e dalle intromissioni della Norvegia, degli USA con Obama e di altri Paesi. Il Dalai Lama incalza: "Paese retrogrado", incapace di aprirsi e lasciare spazio al pensiero e alle opinioni altrui.
Una lotta che per una volta un Paese occidentale ha innescato in maniera pragmatica e coraggiosa in favore dei diritti umani e del cambiamento.
Intanto però, la Cina non sa niente. Solo i pochi che possono permettersi una tecnologia che sfugge ai controlli del Grande Fratello Cinese sul web, può superare la censura e venire a conoscenza dei fatti.
Propongo che il prossimo premio Nobel per la pace sia attribuito a Mordecai Vanunu, lo scienziato nucleare israeliano che nel '90 , trovandosi all'estero, ebbe il coraggio di denunciare in conferenza stampa il possesso di armi atomiche da parte di Israele e che per questo venne rapito in Italia da agenti del Mossad e riportato in Israele, dove ha scontato 18 anni di carcere e vive tuttora in stato di semilibertà senza poter uscire dalla sua patria-prigione e nemmeno comunicare con l'esterno.
RispondiEliminaUn altro candidato al Nobel che io propongo è l'italiana Silvia Baraldini, che negli anni 80 risiedeva in Usa e militava nel gruppo delle Pantere Nere svolgendo attività pubblicistica a favore dei diritti dei Neri. Il gruppo era etichettato come terrorista e i suoi membri furono sterminati. Lei, pur non avendo commesso nè omicidi, nè furti, nè rapine, fu condannata a 43 anni di reclusione per reati di puro pensiero e li sta scontando tuttora (fortunatamente in Italia dal 2000, dopo aver subito duri e prolungati maltrattamenti in quei gironi infernali che sono le carceri americane).
Non conosco la storia di nessuno dei due profili ma per quello che ho letto la Baraldini mi sembra molto difficile, Mordecai Vanunu è invece un personaggio di cui mi piacerebbe approfondire sicuramente la storia.
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