sabato 23 ottobre 2010

LIU XIAOBO. CRITICA ALLE CRITICHE SUL WEB

PREMESSA
Un articolo scritto dal Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Urbino, il prof. Domenico Losurdo, pubblicato sia sulla rivista di studi geo-politici  "Eurasia" che sul blog personale e ripreso da alcuni siti "schierati", rafforza e cerca di dare attendibilità alle critiche fatte al Premio Nobel per la Pace 2010, Liu Xiaobo, sulla rivista South China Morning Post.
L'articolo citato nell'articolo del prof. non sembra essere in realtà reperibile nella data indicata. Ci si potrebbe riferire ad un saggio del 19 ottobre 2010, nel quale sono state riportate le medesime accuse in maniera superficiale e poco approfondita. (Vai a questo link del giornale, per vedere l'articolo intero in inglese)

Quando si cerca di diffamare qualcuno che non ha possibilità di risposta e che si trova ingiustamente in prigione per un assurdo sistema illegale e dittatoriale, volto solamente a zittire le voci contrarie al Partito Comunista, si dovrebbe fare attenzione nel trattare determinati argomenti, riportando in maniera chiara le fonti e soprattutto servendosi di testimonianze dirette. Non si può scrivere un articolo di critica basandosi su un altro articolo di critica e di parte. Se davvero esiste l'intervista a Liu Xiaobo nella quale il Premio Nobel afferma le cose che sono state malamente reinterpretate in questi giorni, allora è da lì che si dovrebbe poter partire per un'analisi obiettiva. Dispiace che proprio un Professore Universitario si faccia portavoce di un metodo critico incompleto e carente quando si tratta di una tematica così delicata perchè non è sicuramente formativo per gli studenti che come me desiderano invece trovare un metodo critico obiettivo ed indipendente dalle affermazioni che vengono veicolate prepotentemente da questo o quel media.

ABOUT THE NEED TO COLONISE CHINA FOR 300 YEARS BY A WESTERN POWER TO ACHIEVE FREEDOM

"..About the need to colonise China for 300 years by a Western power to achieve freedom" . "Se venisse chiesto a Liu Xiaobo la stessa cosa oggi, non lo ripeterebbe", sostiene malizioso l'articolo del South China Morning Post, affermando che Liu Xiaobo avrebbe sostenuto che per far giungere in Cina la libertà ci sarebbe dovuto essere un periodo di colonizzazione occidentale di 300 anni.
Quel che Liu Xiaobo ripeterebbe, ciò che intendeva dire, sempre ammesso che questa affermazione sia veramente esistita, il governo di Pechino non concede attualmente di poterlo chiarire ed è deciso a non permetterlo nemmeno in futuro, costringendo il Premio Nobel alla prigione ed al silenzio.
Un silenzio ed una incarcerazione secondo un sistema ingiusto ed illegale che si è esteso anche alla moglie di Liu, agli amici ed a tutti gli attivisti che si schierano in nome della democrazia e dei principi esposti nella Carta 08.
In ogni caso, nell'articolo del Prof. Losurdo, si ricollega l'affermazione relativa al periodo di 300 anni di colonialismo di cui la Cina avrebbe bisogno per riformarsi e per improntare la propria politica su un sistema democratico, rispettoso dei diritti umani e della libertà individuale, al periodo storico attraversato dalla Cina a partire dalle due guerre dell'oppio. 

"Un Paese di antichissima civiltà è letteralmente «crocifisso» – scrivono storici eminenti; alla fine dell’Ottocento, la morte in massa per inedia diviene noioso affare quotidiano. Ma, secondo Liu Xiaobo, questo periodo coloniale è durato troppo poco; avrebbe dovuto durare tre volte di più! "

Chi è che sta parlando qui? Il professore o Liu Xiaobo? E' esattamente questo che il Premio Nobel avrebbe detto o non è solo un modo polemico di rafforzare illecitamente una interpretazione di una frase che avrebbe bisogno di essere inserita nel reale contesto nella quale è stata inserita durante questa ipotetica intervista al detenuto?
Sono tanti i punti di critica che l'articolo del prof. solleva. Il prof. cita David Irving, antisemita e razzista, che alterò l'evidenza storica in base alle sue ideologie, ma lo fa a mio parere male: perchè qui, se c'è chi desidera detenere il controllo dell'informazione e quindi della storia cinese è proprio il governo di Pechino.

"THERE ARE LIMITS TO HOW FAR WE CAN REJECT THE CULTURE AND COUNTRY INTO WHICH WE ARE BORN.
 Liu's deeply held beliefs about the West are what make him the darling of the Western media and punditry, and why many Chinese intellectuals feel ambivalent - and critical - about him. Yes, it is morally wrong and politically stupid to jail him. Everyone agrees on that, so there is no real debate or controversy there.  But it is also intellectually ignorant or disingenuous to portray him as China's guiding light. Yes, freedom is a universal value in the sense that once we have been properly fed and clothed, most or all reasonable people would value conditions of being free. But one can argue that the need to properly feed and clothe people is equally - or more - important, and may be prior to formal political freedom which, in itself, carries enormous financial and social costs. Not all developing countries can achieve political freedom in one go. Some universal values, reduced to single-word slogans like freedom and democracy, are perfectly vacuous."

"Ci sono limiti a quanto lontano ci si possa spingere nel rigettare la cultura e il Paese nel quale siamo nati. " dice l'articolo del South China Morning Post. No, non ci sono limiti per chi ami il suo Paese e lo veda ingiustamente inginocchiato di fronte ad una totale mancanza del rispetto dei diritti umani dei propri connazionali. Per chi lo vede nelle mani di chi condurrà il Paese nel vuoto di centinaia di anni di sacrificati all'ingiustizia, alla dittatura, all'abuso del potere di un partito che crea quotidianamente vittime di una "guerra" taciuta.
 Non c'è limite giusto alla verità, alla parola, alla ribellione, al diritto di esprimere il proprio no ai tempi e alla storia.
"Moralmente sbagliato e POLITICAMENTE STUPIDO" dice l'articolo, tenere in prigione Liu Xiaobo. E questo, caro Prof. Losurdo, è un articolo che secondo Lei non è schierato?
Politicamente stupido, certo, perchè adesso che l'occidente si è deciso a sollevare il caso con la premiazione di Liu Xiaobo, la Cina ci sta facendo la figura di quello che è. Quel collegare il "moralmente sbagliato" al "politicamente stupido" è perciò la realtà del governo di Pechino che, in questo momento, si sente piuttosto politicamente in defailleance di fronte a se stesso ed ai diritti universali dell'uomo proclamati dalle altre nazioni, piuttosto che preoccupato della sua consapevole illegalità ed immoralità.
La disonestà del pezzo continua affermando che in Cina la libertà sia realmente attuata e che non vi sia invece soltanto la "libertà politica formale" perchè essa porterebbe con se costi finanziari e sociali enormi.
Come si possano dire delle tali assurdità su un Paese che soffre di una dittatura spietata e contraria ad ogni forma di libertà individuale- a partire dalla possibilità di avere più di un figlio che verrebbe pagato con la perdita del lavoro e con la morte sociale, dalla possibilità di esprimere il proprio parere senza finire nelle maglie del terrore e della prigionia, questo è ancora poco chiaro.
Come mai, poi, se libertà e democrazia sono soltanto degli slogan, il governo di Pechino ha così tanto paura di un Documento come la Carta 08 che proclama questi DIRITTI UNIVERSALI?

La sola carta che i media cinesi possano giocarsi per far leva sui cittadini è quella della paura della superiorità degli occidentali, l'orgoglio nazionale e la definizione di Liu Xiaobo come un personaggio che tradisce le sue radici, che diventa un occidentale. Così viene rappresentato:
"His model is that China should be just like a modern Western society. His literary hero is Nietzsche; his co-authored Charter 08 was modelled on Charter 77 in communist Czechoslovakia (no wonder Vaclav Havel is Liu's biggest fan), containing the usual calls for the rule of law, freedom of speech and multi-party democracy. If Liu were a Westerner, he would fall squarely into the camps of neo-liberalism (in economics) and neo-conservatism (in politics)."

Se mi consentite, perciò, vorrei farvi leggere un post di un articolo scritto sul blog mitrokhin.blogspot.com, nel quale le accuse a Liu Xiaobo sono precedute da quelle ad un altro Premio Nobel, il Dalai Lama. (Vai a questo link) Ecco come si fa la più bieca e becera propaganda comunista. I due Premi Nobel sarebbero soltanto due "oscure figure strumentalizzate dal Capitalismo Occidentale e dagli Stati Uniti d'America".
L'Occidente è l'entità che cerca di "imporre ed esportare l'insano modello democratico-capitalista".
Almeno, si può dire che questo blogger sia stato molto più intellettualmente integro e sincero del South China Morning Post.

Riflettendoci: se Liu Xiaobo desiderasse far sì che la rivoluzione per la libertà venga dall'occidente, nessuno si è chiesto perchè allora ha cercato di far sì che la CARTA 08 si diffondesse tra i cinesi e raccogliesse approvazioni interne?
Ogni rivoluzione deve partire dall'interno. Liu Xiaobo sta pagando per questo.

4 commenti:

  1. gentile signora,
    ho letto casulamente il post sul blog di losurdo.
    le faccio i miei complimenti per la sua articolata e ben assestata risposta al professore.
    tant'è.
    ma i professori si sà, non sempre sono disposti a cedere il passo a novelli studenti idealisti.
    tuttavia credo che il suo ammirevolissimo idealismo conduce inevitabilmente ad indebolire la resistenza all'imperilismo occidentale e rafforzare la società aperta di mercato e dunque le sue stesse nefandezze.
    e questo credo che non sia un bene.
    lei parla di libertà di parola e di pensiero; bene, allora le chiedo: noi in questo blog siamo liberi di dirci tutto quello che riteniamo opportuno? ovviamente no, perché? semplicemente dobbiamo rispettare le leggi che regolano la comunicazione scritta.
    ciò che avviene in cina è l'esatto copia di quanto avviene in italia e nei paesi occidentali.
    però succede sempre che, se nei paesi ove non vige la democrazia liberale, lo stato incarcera un individuo che non rispetta la legge si dice che tale stato non rispetta i diritti umani.
    che ipocrisia!

    non ho simpatia per il regime cinese, ne per i regimi che impediscono o limitano la libertà di parola; ma resto convinto che le stesse limitazioni che valgono in cina non sono differenti per quelle che valgono in italia.
    da noi, quanti non possono dire quello che pensano nei vari blog altrimenti vengono incastrati?
    esempi?
    la chiusura di certi siti antagonisti, dei centri sociali che non rispettano la legge etc etc etc.

    quindi, cara signora, l'idealismo è certamente un ottima ideologia, che procura slanci sinceri contro le varie ingiustizie, ma che spesso provoca anche degli abbagli impedendo di vedere ciò che succede in casa propria quello che si vuole stigmatizzare in casa altrui.

    eppoi la cina, se permette, è in guerra commerciale con gli usa e con l'occidente, non può permettersi di cedere anche simbolicamente di fronte al nemico.
    gli usa utilizzano il falso principio del rispetto dei diritti umani per cercare di stroncare psicologicamente l'avversario.
    e dico falso principio perché loro stessi se ne sono fatti beffe nell'arco della loro storia, dai pogrom ai nativi alle famigerate bombe atomiche e infine ad abu ghraib.
    quando gli usa capiranno che la loro tattica sarà fallimentare si porranno l'idea di tentare di averla vinta almeno sul piano militare.
    aspettiamci dunque un conflitto usa-cina.
    vogliamo evitarlo?
    l'idealismo lo vuole evitare?
    ecco, guardiamo con più obiettività le cose e non lasciamoci subdolamente incastrare dalla propaganda usa o quella cinese.



    saluti

    alberto

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  2. Paragonare la Cina alle democrazie occidentali, in quanto a libertà di pensiero, mi pare francamente una forzatura!Non è difficile da capire che nel bilanciamento di principi costituzionali, ad essa possano essere posti dei limiti in relazione a principi parimenti garantiti dalla Magna Carta (che costituisce il fondamento della Repubblica italiana)!Libertà non coincide con anarchia,ma è un concetto strettamente legato all'alterità....libertà non è uno stato d'animo, libertà è partecipazione...diceva qualcuno!!
    Alberto, se lei volesse dire tutto quello che le passa per la testa in questo blog o dovunque le capiti, dovrebbe essere pronto però a rinunciare a querelare chiunque recasse offese alla sua persona in qualsivoglia occasione....dovrebbe accettare che lo Stato non perseguisse l'istigazione alla violenza o tutti quei reati che possono essere commessi mediante l'uso della parola!
    MELANIA

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  3. gentile signor Alberto,
    per quanto riguarda la domanda che Lei pone, ritengo che la lettrice Melania abbia dato una risposta esaustiva.
    Ci tengo ad aggiungere che essere idealisti non significa avere un dogma. Significa credere in dei principi universali che vengono difesi sopra ogni altra cosa e di fronte a chiunque. che si tratti di una parte o dell'altra.
    Un esempio di persona che definirei idealista è Anna Politkovskaja- che ha saputo vivere nel contesto della Russia moderna sapendo cogliere le nefandezze del potere, senza però schierarsi per questo con la guerriglia cecena o con altre parti. Ha saputo osservare a 360 gradi ciò che contraddiceva i diritti umani dell'essere umano e condannare indiscriminatamente chi si facesse portavoce di tali crimini.
    L'errore sta nel non sapere fare la stessa cosa e nel tirare fuori paragoni e confronti. Ci sono cose che possono essere criticate autonomamente e che non devono essere usate come giustificazionismo. Perchè il giustificazionismo del paragone serve a chi vuole difendere la propria ideologia e non sa riconoscere che la violazione di alcuni diritti è da condannare e basta. Ma con le dovute differenze legate ai diversi contesti.
    Fare questo significa volersi tenere lontano dall'ottusità di uno schieramento, caro signor Alberto.

    Per quanto riguarda la polemica su Liu Xiaobo nata con il professore Losurdo, La invito a leggerla fin dal suo inizio per capire meglio perchè sia nata.
    cordialmente,
    angela zurzolo

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  4. Io sono per la Cina anche se non sono Comunista, e il Dalai Lama è un pericoloso guerrafondaio alla pari di Radovan Karadzic...vai a vedere anche ciò che scrivo sulla guerra civile Yugoslava voluta e fomentata dalle democrazie occidentali dal 1991!!!

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