La Cina si fa sempre più sprezzante e spregiudicata, nonostante le voci dagli altri continenti si facciano sempre più numerose ed insistenti, a favore della scarcerazione del Premio Nobel per la Pace 2010 Liu Xiaobo- simbolo dei tanti dissidenti i cui diritti umani sono stati schiacciati e repressi in nome del Partito Comunista.
Anche Naoto Kan, premier del Giappone, ha chiesto la liberazione del prigioniero, redattore della Carta 08- che rivendica la democrazia e la riaffermazione dei diritti fondamentali dell'uomo.
Il fronte che incalza Pechino adesso è più saldo: dopo gli USA, la Norvegia, l'Unione Europea, anche il Giappone chiarisce la sua posizione in merito alla questione del Premio Nobel 2010. Forte della sua crescente potenza economica, la Cina non indietreggia. Ma ha paura. E non della compromissione dei suoi rapporti in materia di politica estera ma del controllo interno. E' per questo che ha scatenato un assedio che blocchi qualsiasi mossa dei dissidenti e dei possibili pericoli per il sommovimento dell'opinione pubblica cinese. Illegalmente, la moglie di Liu è stata posta agli arresti domiciliari. Altrettanto illegalmente, vengono tenute sotto controllo le abitazioni di soggetti ritenuti dannosi perchè incoraggiati dal momento di sostegno dei Paesi esteri, potrebbero riattivare le rivendicazioni in nome della liberazione di Liu e dell'affermazione della democrazia.
Spariti Wu Yuqin e Liao Shuangyuan, membri del Forum per i diritti umani di Guizhou, dopo una cena in onore del Premio ricevuto da Liu Xiaobo. Nel Sichuan, l'attivista Li Yu è stato arrestato per aver mandato un sms agli amici per aver diffuso la notizia. Altrettanti gli attivisti posti agli arresti domiciliari e controllati sotto stretta sorveglianza.
Le maglie della repressione si stringono, prima ancora che chiunque possa fare una mossa.
Diabolica trappola per impedire prima ancora che arrivi l'intenzione alla mente, qualsiasi libertà.
0 commenti:
Posta un commento