Controversa e difficilmente analizzabile per me, per mancanza di conoscenze adeguate, la notizia criticata su Il Manifesto relativa ad una decisione presa all'interno del Decreto del Commissario Renata Polverini sul riordino del sistema ospedaliero laziale: i posti letto di psichiatria verranno aumentati del 70 per cento e da 369 diventeranno 629.
Il decreto, firmato il 30 settembre 2010, si è reso necessario per aumentare il risparmio. Allora, come si spiega questa scelta? E soprattutto, ammesso che esista una risposta non superficiale ed univoca, è giusta?
Non è forse, come sospetta il giornalista Carlo Saitto, un modo di agirare e deformare la Legge Basaglia (n.108) con la quale si chiudevano definitivamente i ricoveri permanenti per malati psichiatrici?
L'articolo del Manifesto è forse l'unico giornale che abbia trattato questo argomento. Il problema della malattia mentale sta interessando sempre un numero percentuale maggiore di persone. Se ne parla troppo poco e alcune decisioni vengono prese senza che vengano ponderate e sottoposto a giudizio critico dalla maggior parte. Giustificabile però con l'aumentare della richiesta, il rafforzamento delle strutture con un aumento dei posti letto che probabilmente- come spesso accade in Italia- avevano già rivelato gravi carenze.
Un articolo del 2009 su Il Giornale denunciava infatti il dato di una allarmante mancanza di posti letto per i malati. Sono impressionanti i dati percentuali relativi al 2007: erano 9515 i pazienti in quell'anno, di cui la metà di età tra i 18 e i 44 anni. Nel 2009, un piano straordinario per il rilancio della psichiatria del Lazio aveva stanziato 24 milioni di euro per la rete dei servizi pubblici dedicati alla salute mentale. L'ex presidente della regione Lazio, Marrazzo, aveva sostenuto: con tagli del personale fino al 60% e complice il blocco del turn over, i servizi psichiatrici sono stati in questi anni i più penalizzati dal Piano di rientro dal deficit sanitario. Il provvedimento, pensato dalla Regione in collaborazione con i responsabili dei Dipartimenti di Salute mentale del Lazio, definisce e finanzia le priorità d'intervento per favorire il collegamento dei servizi tra Asl e ospedali, garantendo i livelli minimi di assistenza in ambito psichiatrico a partire dal consolidamento dei servizi di riabilitazione, di assistenza domiciliare e quando necessario di ricovero ospedaliero."
Questa dunque una brevissima e insufficiente panoramica sulle vicende relative alla sanità mentale in Italia. Per tornare al 2010, un dato che non va sottovalutato è che il Decreto della Polverini vuole assegnare dei 260 posti letto in più, 50 ai Dipartimenti di Salute Mentale delle aziende sanitarie pubbliche e l'80% del totale, alle strutture private.
Dato questo sicuramente degno di una forte critica ed inaccettabile. Perchè? 1. Il settore pubblico è quello che rivela un maggior fabbisogno di posti: spesso, i Dipartimenti non riescono ad accogliere tutte le emergenze e devono fare uscire anticipatamente i pazienti prima che la crisi sia veramente stata curata. La differenza tra Dipartimenti e settore privato è che i primi sono adibiti all'accoglienza della crisi d'emergenza. Sembra dunque inammissibile che il settore che si scelga di potenziare sia il privato: è una dichiarazione di fallimento della psichiatria. In termini spiccioli: mentre il pubblico accoglie la crisi, la dovrebbe curare e rendere il paziente in grado di reinserirsi nella sua società, senza privarlo della sua esistenza, il privato si configura come un luogo dal quale è difficilmente possibile uscire in tempi brevi, le degenze sono lunghe, la ferita nel disagiato si allarga e diviene spesso irrecuperabile.
Ora, è assurdo che si scelga di potenziare il privato a discapito del pubblico: aumentate i posti letto nel pubblico, curate bene le crisi- soprattutto le prime- dei pazienti e non investite nel rafforzamento del privato. Perchè significa di fatto tornare ai tempi antecedenti alla Legge Basaglia e ritornare all'oscenità della sottrazione delle esistenze sanciti dagli articoli 1,2,3, bis della legge n.36 del 1904, seppur con le dovute differenze nel trattamento umano del paziente.
Io volevo dunque sottolineare un dato che nell'articolo de Il Manifesto mi sembrava nominato soltanto per ellissi, spostando il problema sugli altri e molteplici aspetti relativi al problema.
La questione non è giustificabile provando a spostare l'accento sulla volontà di sostenere la famiglia che ha il problema. I dottori hanno l'obbligo di pensare alla salute ed al benessere del paziente. La questione è trovare la giusta strategia per la risoluzione del disturbo. Io ritengo che un potenziamento del privato e dei Dipartimenti che esercitano il primo ntervento sulle crisi di emergenza, che accolgono i TSO, debba essere attivato immediatamente, sottraendo al pubblico la percentuale maggiore di posti letto. I pazienti devono essere curati nell'immediato, le crisi devono essere curate approfonditamente. Il problema psichiatrico non è una banale diagnosi generica. Ha bisogno di più tempo per capire, di più tempo per prevenire gli errori-tanti- che si fanno nella somministrazione della cura farmacologica.
Il problema non si presta sicuramente all'analisi ed alla critica dei principianti, eppure, mi sembra, che le obiezioni possano essere sollevate da un qualunque cittadino, nel momento in cui egli si va a cercare le notizie sulle decisioni prese in materia. Sono obiezioni che la gente dovrebbe fare sempre più frequentemente, non temendo di dimostrarsi ignoranti. Perchè qui si tratta della nostra società, di persone deboli i cui diritti e la cui vita vanno preservati ed aiutati. Così si aiutano le famiglie.
Così i giornalisti farebbero il loro mestiere. Non dando addosso ad un Morgan che dichiara di aver usato la droga per curare i suoi disturbi psichiatrici. I giornali sbagliano l'accento. L'accento molte volte non va messo sugli assassinii, non sulle dichiarazioni provocanti e sulla droga come nel caso del cantante, l'accento va messo sul problema psichiatrico.
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